Roma – Silvio Berlusconi è pronto a scommettere Âfiducioso sulla vittoria dellÂItalia nella sfida alla crisi economica. In una lettera pubblicata da Il Giornale, il premier illustra le Âricette presentate ai partner europei e attacca la Âcampagna di ipocrisie e falsità montata sulle misure pianificate dal governo. ÂÂAusterità non fa parte del mio vocabolario. Responsabilità sì, autonomia sì, libertà sì, ma austerità no  afferma il presidente del Consiglio -. La polemica sui Âlicenziamenti facili è figlia di una cultura ottocentesca che ignora i cambiamenti del mercato mondiale ed è oltraggiosa per lÂintelligenza degli italiani: già ora nelle aziende con meno di 15 dipendenti, dove lavora circa la metà degli occupati, non vige la giusta causaÂ. Se il governo interviene sui contratti di lavoro, Âseguendo la strada indicata dal disegno di legge presentato dal senatore dellÂopposizione Pietro Ichino ricorda Berlusconi, Âè solo per aumentare la competitività del Paese, aprire nuovi spazi occupazionali per le donne e per i giovani, e garantire a chi perde il lavoro lÂaiuto della cassa integrazione per trovare una nuova occupazioneÂ. Spiega il premier: ÂCi siamo impegnati per la crescita, per lo sviluppo, per più efficaci regole di concorrenza, di competitività, di mobilità sociale, non per deprimere lÂeconomia e rilanciare la lotta di classe, che come ho detto in Parlamento è finita da un pezzoÂ. Ma Âpurtroppo si va dipanando una campagna fatta di ipocrisie e falsità, che tende a rovesciare come un guanto il senso delle coseÂ, rileva Berlusconi che assicura: ÂLa rete di protezione sociale, in specie sul tema del lavoro, è tutto sommato abbastanza solida in Italia, e nessuno vuole sfilacciarlaÂ.
Il problema, sottolinea il premier, Âè ridurre le cattive abitudini, scongiurare unÂestensione abnorme del lavoro precario, offrire un futuro qualificato ai giovani e alle donne rimuovendo solo e soltanto le rigidità improprie che impediscono lÂallargamento della base occupazionale e produttivaÂ. Berlusconi ribadisce che Âgli imprenditori del XXI secolo non sono i padroni delle ferriere dellÂOttocento, non si svegliano al mattino con lÂimpulso di liberarsi di manodopera per gonfiare profittiÂ. Così come Âi lavoratori sono titolari di forza contrattuale e di diritti, non schiavi sociali. Il lavoro è cambiato. Sono cambiati i bisogni e le aspettative socialiÂ.
Berlusconi invita tutti ad avere Âgrande senso di responsabilità nellÂinteresse dellÂItalia e dellÂEuropa e dice di affidarsi Âal senso della realtà dei sindacati, a una resipiscenza di senso comune nelle opposizioni, e soprattutto allÂintelligenza paziente, tendenzialmente infinita, del nostro popoloÂ. Quindi aggiunge: ÂAbbiamo un orizzonte stretto e ravvicinato per varare alcuni provvedimenti in favore del lavoro e dello sviluppo e Âdiciotto mesi di serio e responsabile lavoro prima del compimento della legislaturaÂ. Per questa ragione Âavvilire il tutto in manovre di concertazione corporativa, in giochi di palazzo e di vecchia politica, non è la soluzione auspicata dalla maggioranza degli italianiÂ. Ammonisce il Cavaliere: ÂRimettere in moto la macchina demagogica del catastrofismo e del pessimismo può essere lÂistinto politicista di pochi, ma non deve essere la pratica dei molti, nella maggioranza e perfino nellÂopposizione, che si rendono conto della necessità di crescereÂ. LÂeconomia italiana, conclude Berlusconi, Âche dipende dal funzionamento del sistema politico e dal comportamento della società civile, può vincere anche questa sfida. Io ci scommetto fiducioso. Altro che austeritàÂ. (ilVelino/AGV NEWS)
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